Ogni tanto qualcuno ci dice "per forza siete in pochi, se trattate male i motociclisti cosa pretendete?". Queste affermazioni sono in relazione ad alcuni degli articoli che compaiono sul nostro sito, come quello sui "motociclisti pirla", o quelli sui "motoimbecilli".
Ci viene detto che con i nostri comunicati, se assegnamo ai motociclisti un certo tipo di categoria, si sentono attaccati e non ci danno supporto, ma anche chi fa queste critiche fa parte di una specifica categoria, purtroppo molto diffusa: quelli che parlano senza essersi prima informati.
Il CIM è impegnato su alcune attività, come quella relativa ai guardrail, ai pedaggi autostradali, alle assicurazioni per i motoveicoli.
I soliti poco informati potrebbero dire "lo fanno anche altri, come giornalisti, altri gruppi, anche l'ANCMA, non siete mica gli unici!"
Vero, ORAMAI non siamo gli unici, ma occorre ricordarsi che per tutte queste situazioni, siamo stati I PRIMI a parlarne.
Mentre i giornalisti pensavano alle competizioni (come anche la FMI...), mentre gli altri gruppi nemmeno esistevano, mentre l'ANCMA pensava ai produttori di moto ed accessori (come è giusto che sia) sin dal 1991 il Coordinamento Motociclisti (da cui il CIM è nato come sua evoluzione) cercava di fare emergere questi problemi, per cercare di fare cambiare le cose.
Dopo oltre vent'anni abbiamo constatato che in questi obiettivi ci sono delle caratteristiche in comune:
La partecipazione attiva dei motociclisti è INDISPENSABILE per ottenere dei risultati. Per una ASSOCIAZIONE è infatti impensabile ottenere risultati in altro modo. Non siamo finanziati da fondi dello Stato, non abbiamo amici o sponsor importanti, il modo principale che abbiamo per trovare le risorse sono le iscrizioni dei tesserati.
Provate a pensarci: siamo una associazione di categoria con obiettivi che potrebbero essere paragonati a quelli di un sindacato. Secondo voi un sindacato con poche centinaia di iscritti su una base di qualche milione di utenti (8 milioni di motoveicoli immatricolati in Italia...) che risultati può ottenere? Che credibilità riesce ad avere? Che impatto può avere sulle istituzioni?
Sono più di vent'anni che cerchiamo di risvegliare la coscienza dei motociclisti italiani, che cerchiamo di ricordare il concetto di "solidarietà" che dovrebbe essere tipica dei motociclisti. Quella solidarietà e quello spirito di corpo che ha portato in altre nazioni europee a creare associazioni analoghe al CIM con decine di migliaia di iscritti. Associazioni come la francese FFMC, che con oltre 40.000 iscritti riesce ad influire sulle leggi che impattano sui motociclisti.
In seguito a tutto ciò abbiamo ricevuto risposte che farebbero perdere la pazienza ad un santo. Prima ci dicono "bravi, fate bene, continuate così" ma di iscriversi non se ne parla. Le scuse utilizzate sono tantissime, nemmeno stiamo a riepilogarle, sono una dimostrazione pratica di quanto i motociclisti italiani siano troppo "italiani" e troppo poco "motociclisti".
Ma quando ci dicono "quando avrete dei risultati allora mi iscrivo", oppure in seguito ad una azione avversa ai motociclisti fatta da una amministrazione pubblica ci dicono "si vede che il CIM non conta nulla" allora anche il Santo perde la pazienza, e si capisce che con la diplomazia non si ottiene nulla.
A questo punto l'unica è dire le cose per come sono.
E come diceva Forrest Gump: "stupido è chi lo stupido fa."
Qualcuno si sente offeso e dice "allora me ne starò lontano dal CIM"?
Capirai cosa cambia. Se durante i vent'anni in cui abbiamo detto le cose in altro modo lui è rimasto a guardare, vuole dire che non è il modo che abbiamo di dire le cose che lo tiene lontano, ma più banalmente che non lo interessano.
Aggiungo anzi che è corresponsabile della situazione in cui ci troviamo, perché con il suo disimpegno ha dato un implicito assenso a chi ha creato le situazioni ostili ai motociclisti.
Per capire se un certo comportamento è giusto, si deve sempre pensare "e se tutti facessero così?". Se tutte le persone, di qualunque associazione di qualunque tipo, (associazioni di categoria, partiti, sindacati) fossero disposte ad associarsi solo quando ci fossero dei risultati, ad oggi non esisterebbe nessuna associazione di nessun tipo ma soprattutto nessun risultato a favore delle varie categorie.
Il concetto è semplice: PRIMA ci si unisce per riuscire ad essere in tanti, DOPO si riesce ad avere le risorse per fare azioni concrete ed ottenere risultati. E come dicevo prima, solo gli stupidi non riescono a capirlo.
Oramai il tempo della diplomazia è finito, è finita anche la pazienza. Se volete capire le cose, bene. Ma se trovate ancora scuse per tenervi fuori, non avrete nemmeno il diritto di lamentarvi, visto che come diceva Martin Luther King:
Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla.
A questo punto non ci resta che proporvi un nuovo prodotto, che abbiamo pensato apposta per voi...
Lo avete visto nella foto dell'articolo, personalizzabile con il numero del vostro campione preferito. Abbiamo cominciato con il primo che ci è venuto in mente, ma sono disponibili altre possibilità.
Vi assicuro che vi servirà, soprattutto se continuerete a restare a guardare alla finestra... una posizione molto pericolosa.
Marco Polli
Presidente del Coordinamento Italiano MotociclistiQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.?subject=Commento%20ad%20un%20articolo%20del%20sito">
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